Taylor

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25 luglio 2014. Il cast di “Orphan Black” – serie tv di BBC America – partecipa al Comic-Con di San Diego. E’ il momento delle domande del pubblico. Una ragazza di 16 anni, Taylor, prende la parola:

“Innanzitutto, volevo ringraziarvi. Prima di cominciare a guardare lo show ero davvero “nell’armadio” e mi vergognavo completamente di quel che ero. Mi odiavo. Ho cominciato a guardare lo show e vedere Cosima, vedere che non tutto gira attorno alla sua sessualità e che lei è di più della sua sessualità… I miei genitori non accettavano il mio essere gay. Ho cominciato a guardare lo spettacolo con mia mamma e questo ci ha aiutate a ricostruire la nostra relazione. Perché lei vede Cosima e vede che è a posto e che le persone sono di più della loro sessualità. Volevo ringraziarvi per questo. E la mia domanda è… – acclamazioni dalla folla la interrompono…

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La band migliore del mondo

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“Sei nella band migliore del mondo. Hai un’amica a cui piaci veramente – anzi due, in realtà. Ed è tutto quello che ti serve.” Klara a Bobo, “Vi Är Bäst!” (“Siamo le meglio!”, distribuito con il titolo “We are the best!”)

we are the best

Diretto da Lukas Moodysson, il film svedese da cui è tratta la citazione racconta di tre ragazzine che decidono di formare un gruppo punk nel 1982, non avendo nessuno strumento musicale e mentre tutti intorno dicono loro che il punk è morto. La storia è basata su “Mai buonanotte”, un romanzo a fumetti della moglie del regista, Coco, vagamente autobiografico. Le giovani attrici nell’immagine sono Mira Barkhammar, Mira Grosin e Liv LeMoyne.

Bobo e Klara hanno 13 anni, sono definite “le ragazze più brutte della città” da stronzetti appena più grandi e ricevono inviti dalle coetanee a non tirarsi su le creste con il sapone e a vestirsi diversamente…

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Ci vogliono ovaie

Signal boost!!!!

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Circa vent’anni fa, durante una riunione fra attiviste, dissi nel mezzo di una frase “… e questa cosa mi scassa davvero le ovaie, perché…” Avevo parlato spontaneamente e senza aver l’intenzione di dare inizio a un “trend”, ma fu come se le mie compagne non avessero aspettato altro da una vita: le “palle” scomparvero da ogni nostro modo di dire. Ancora oggi, quando incontro una di queste donne, la faccenda sulle ovaie è uno dei primi ricordi a far capolino nei loro discorsi.

Alla statunitense Rivka Solomon è successa più o meno la stessa cosa. “Ero a una festa. Durante la serata, un uomo raccontò la storia di una donna che aveva fatto qualcosa di assolutamente audace. Io commentai senza pensarci: “Be’, ci sono volute ovaie per farlo.” L’intera stanza piombò nel silenzio, poi gli ospiti cominciarono a scoppiare a ridere e ad esclamare “Grande frase!”. Ero sorpresa. Usavo il…

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